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seguendo il
tuo esempio, di li migreranno ai regni celesti. Il
monaco passando per Efeso fece ritorno in Italia. Giunto
a Roma peregrinò per la Sabina e mentre si trovavanei
pressi dell'Acuziano, sulla riva destra del torrente
Riana vide i tre cipressi, allora assieme ai suoi
compagni facendosi strada nel fittissimo bosco giunse
nel luogo stabilito; ivi rialzò i fabbricati diruti,
ricostruì la basilica, rianimò la vita monastica. Siamo
nell'ottavo secolo, S. Tommaso di Morienna inizia nella
zona limitrofa alla badia una profonda opera di bonifica
agraria; estirpa le boscaglie e pianta ulivi. E' dunque
in questo periodo, nel 700 dell'era volgare, quando per
volere di S. Tommaso di Morienna (+10 dic. 720),
venerato protettore degli uliveti, furono piantati o
innestati su ulimastri già preesistenti centinaia e
centinaia di ulivi,che si pone con buona attendibilità
il natale dell'ulivo di Canneto. Nel 1850 o 1870 la
famiglia Bertini acquistò dal monastero di Farfa
l'appezzamento di terra in cui già figurava quest'ulivo
ed abbiamo visto, per gentile concessione del sig.
Bertini,quest'atto di acquisto. Successiva alla vendita
dell'ulivo da parte della Badia è una curiosa ed
interessante storia. Si narra che un'antenata del
Bertini ormai avanzata negli anni e sul punto di morire,
chiamasse al suo capezzale un monaco benedettino per gli
estremi conforti religiosi. Era usanza in quei tempi (e
ciò in molte contrade della Sabina e ancora in auge)
lasciare in simili circostanze una donazione alla
chiesa, quale simbolico atto di devozione e
testimonianze della propria fede. Il monaco dopo aver
prestato la sua opera di misericordia consigliò alla
molitura di elargire il secolare ulivo. La donna pur
morente non aderì a quella richiesta quasi che l'ulivo
rappresentasse il simbolo di una vita di duro e onesto
lavoro e prevalse non l'orgoglio ma la convinzione che
quell'albero fosse un baluardo per la sua famiglia, il
segno della sua unità trasmissibile ai suoi discendenti.
Sembra che di fronte alla fermezza della vegliarda il
monaco non concedesse l'assoluzione. Il fatto, così
nella sua schiettezza con la quale ci è stato
raccontato, non pone certo considerazioni inerenti alla
sua veridicità testimonia invece una realtà già
acquisita: l'ulivo di Canneto e le briciole della sua
storia nel tempo.
L'ulivo del Bertini e della varietà olivastrone,
fornisce una media di 7-8 qli di oliva che ben 17
persone, con il metodo della spiccatura, raccolsero in
un giorno e mezzo. Quest'ulivo millenario, perché se
anche poniamo il suo inizio vegetativo intorno all'anno
mille, i dieci secoli di età non glieli toglie nessuno.
quest'ulivo di Canneto è ancora oggi in pieno rigoglio
produttivo. Ma quanto ancora vivrà? " L'ulivo non ha
vecchiaia" dice un antico aforisma umbro-sabino, e l'olea
del Bertini ne è la testimonianza più tangibile. Questa
specie arborea possiede infatti i mezzi necessari per
difendersi dalle ingiurie del tempo e degli uomini, per
adattarsi a difficili condizioni ambientali e
consolidarsi ulteriormente. Insieme col castagno e col
carrubo l'ulivo è tra le specie longeve da frutto più
interessanti del nostro paese, è la specie tenace venuta
dalla macchia mediterranea e a questa più volte tornata,
per la quale giocano i vantaggi e gli svantaggi,
culturalmente parlando, delle piante sempre verdi. Tra
le aboree coltivate l'ulivo ha la spiccatissima facoltà
di ringiovanire disponendosi a a fruttificare
abbondantemente anche dopo un lungo periodo di crisi
fisiologica. La sua vitalità è straordinaria grazie alla
meravigliosa attività pollonante e a quella neoplastica
che culmina nella produzione degli ovuli e delle corde.
Quando la disastrosa gelata del 1956 colpì anche le
terre di Canneto, il plurisecolare ulivo si spogliò
completamente, con i suoi rami nudi sembrava stecchito,
esso che per secoli aveva vinto innumerevoli avversità,
cadeva sotto i colpi di una tardiva e infame gelata.
Ma quale meraviglia e giubilo ci fù quando, dai rami
scheletriti spuntarono verdi e rigogliose gemme.
E' certamente una favola quella della fenice, mitico
uccello, che dopo un avita molto lunga, muore sopra un
rogo di legni odorosi; e quindi rinasce dalle sue stesse
ceneri; è una favola, è vero, ma bene si adatta ad un
ulivo millenario. E' stato detto che l'ulivo dei Bertini
è il più grande d'Europa. Non avalliamo questa notizia,
poiché un'indagine in questo senso non è mai stata
svolta, mentre è possibile che nel salento o in Calabria
esistano ulivi più vetusti. In ogni caso l'importanza di
questo ulivo, data la sua età è sopratutto storica. [CANNETO
SABINO] |