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Il complesso
abbaziale, così come lo vediamo adesso, è costituito
dalla chiesa, con interno basilicale a tre navate,
attorno a cui si svolgono un grande cortile e due
chiostri.
La chiesa è un monumento di grande bellezza come non ci
si aspetterebbe di trovare in una zona così rurale.
L'esterno è costituito da un bel complesso, come sempre
risultato di successivi interventi, costruzioni e
ricostruzioni succedutisi nei vari secoli, mantenendo
tuttavia un carattere di grande armonia.
L'interno della chiesa è interamente decorato: tutte le
pareti sono coperte da affreschi e il soffitto è a
cassettoni con rosoni dorati.
Affreschi e pitture sono di grande qualità e vi sono
anche opere importanti, come il grande “Giudizio
Universale” sulla facciata interna e alcuni affreschi di
Orazio Gentileschi.
L'insieme è molto suggestivo, anche grazie a sapienti
effetti di luce.
Davanti al complesso abbaziale si trova una pittoresca
viuzza fronteggiata da due file di vecchie case basse
con piccole attività commerciali.
Il complesso costituì nel medioevo una delle comunità
monastiche più potenti e ricche dell'Italia Centrale. Le
sue origini risalgono alla metà del VI secolo. Distrutta
subito dopo, fu ricostruita nel sito attuale tra il VII
e l'VIII secolo da un gruppo di Monaci provenienti dalla
Savoye, capeggiati da Tommaso di Maurienne.
La sua posizione di confine conferì a Farfa una notevole
rilevanza politica e la fece quasi subito entrare in
relazione con i duchi longobardi di Spoleto.
Nel 774 si
schierò con Carlomagno contro re Desiderio. Nel 775
Carlomagno concesse al monastero sabino, primo
nell'Italia centrale, due diplomi di immunità che lo
rendevano esente da ogni giurisdizione sia civile che
religiosa e lo ponevano direttamente sotto quella
dell'imperatore.
Questo fatto dette inizio ad un periodo di grandi
fortune per Farfa, che si chiuse con quello delle
incursioni da parte dei predoni arabi, finchè nell'898
l'Abbazia fu presa e incendiata.
Ricostruita pochi anni dopo, con alcune difficoltà
tornò, nell'XI secolo, all'antico splendore. Nel 1122,
con il concordato di Worms, passò dal patrocinio
imperiale a quello pontificio.
Nel Quattrocento anche a Farfa fu imposta la commenda,
ovvero il Priore non veniva più nominato dalla comunità
monastica, ma dallo stesso pontefice. Questi nuovi
criteri di nomina portarono all'affermarsi alterno
dell'egemonia delle principali famiglie nobili romane:
dapprima gli Orsini, poi i Farnese. Nel 1567 Alessandro
Farnese, vicecancelliere apostolico e vescovo di Sabina,
fece decretare da Papa Pio V l'annessione di Farfa alla
congregazione Cassinese e, al contempo, fu dato l'avvio
ad una serie di grandi lavori di ristrutturazione del
complesso monastico.
Questa fase di nuovo slancio economico durò fino
all'inizio del '600, per poi decadere progressivamente
nella seconda metà del secolo.
Con gli sconvolgimenti provocati dalla rivoluzione
francese il monastero perdette la sua autonomia come
ente ecclesiastico. |